Viewability, Targeting e Brand Safety: l’evoluzione delle tre metriche fondamentali per l’advertising online

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Per ottimizzare il rendimento dell’investimento pubblicitario (ROI), tre metriche sono diventate da tempo imprescindibili: ViewabilityTargeting e Brand Safety. L’evoluzione delle tecnologie e della dieta mediatica degli utenti sta segnando una rapida ridefinizione di questi parametri. Proviamo a capire cosa sta cambiando.

1. Viewability: dal rendering all’attention

La Viewability non è più un dato binario “si/no“, ma una metrica che misura la qualità dell’attenzione.

  • VPAID vs OM SDK: Per le app mobile, l’adozione dell’Open Measurement SDK è lo standard per garantire segnali di visibilità cross-platform senza i limiti dei vecchi script.
  • Time-in-View: Non è più sufficiente limitarsi al secondo minimo richiesto dall’MRC. E’ fondamentale il Dwell Time: un annuncio visibile per >15 secondi ha una probabilità di conversione superiore del 50%.
  • Lotta al SIVT: Il Sophisticated Invalid Traffic (come l’ad stacking o il pixel stuffing) drena budget e inquina il CTR. È essenziale implementare file ads.txt e app-ads.txt aggiornati per autorizzare solo venditori certificati e prevenire lo spoofing del dominio.

2. Targeting adattivo e segnali di intento

Il targeting non è più solo segmentazione. Il tracciamento dell’utente è diventato analisi del segnale in tempo reale con l’utilizzo di nuovi strumenti.

  • Deep Contextual Analysis: Questa tecnica utilizza algoritmi di Natural Language Processing (NLP) per analizzare non solo le keyword, ma il sentiment della pagina. Esempio: distinguere tra un articolo che parla di “crisi dei semiconduttori” (negativo) e uno su “nuove architetture GPU” (positivo per un brand tech).
  • Zero-Party Data: E’ fondamentale integrare nei flussi di targeting i dati forniti volontariamente dagli utenti (sondaggi, preferenze, etc…), bypassando le limitazioni di iOS e Chrome.
  • Capping & Frequency: Un targeting efficace gestisce la frequenza negativa. Mostrare lo stesso annuncio >5 volte allo stesso utente abbatte il CTR e degrada la percezione del brand, bruciando il ROI.

3. Brand suitability e framework dinamici

La brand safety è diventata dinamica. Il blocco di parole chiave (Blacklist) è inefficiente e limita l’inventory lasciando aperte molte falle. Abbiamo a disposizione strumenti più efficaci

  • Inclusion Lists vs Exclusion Lists: È più performante lavorare su Inclusion Lists di siti premium testati per qualità editoriale e basso tasso di bot.
  • Analisi Video Frame-by-Frame: Per le campagne YouTube o Social, l’AI ora analizza i singoli frame del video per garantire che l’annuncio non compaia in contesti visivi non idonei (es. scene d’azione violenta, sesso, droga, etc…).

4. Le tecniche di attribuzione

L’analisi di queste tre metriche e l’ottimizzazione del ROI è innanzitutto il risultato di un’attribuzione corretta dei flussi di conversione. Anche in questo ambito ci sono nuovi strumenti.

  • Data-Driven Attribution: Il modello Last Click non è più sufficiente. Sono molto più efficienti e precisi modelli basati su Shapley Value o catene di Markov per capire quanto la Viewability iniziale abbia contribuito alla conversione finale.
  • Efficienza del costo: Monitora il vCPM (Viewable Cost Per Mille) invece del CPM standard. Pagare solo per le impression effettivamente visualizzate è il primo passo per un’economia pubblicitaria sostenibile.
  • Pre-bid verification: Per ottimizzare la strategia operativa, si possono integrare nel proprio stack tecnologico tool di Verification che operano in pre-bid (prima dell’acquisto dell’impression). Questo approccio preventivo garantisce che ogni euro investito rispetti i parametri di sicurezza e visibilità impostati.

L’integrazione delle metriche come vantaggio competitivo

In conclusione Viewability, Targeting e Brand Safety non devono più essere gestiti come compartimenti stagni o semplici “checkbox” di verifica a fine campagna. Nel mercato odierno, la vera efficacia di questi parametri risiede nella loro integrazione sistemica all’interno dell’Ad-Tech stack.

L’ottimizzazione del ROI non passa ovviamente per l’acquisto massivo di inventory a basso costo, ma per una strategia di Supply Path Optimization (SPO): selezionare i percorsi più brevi e trasparenti verso l’impression, eliminando gli intermediari che non garantiscono standard qualitativi elevati. Ignorare il peso del Sophisticated Invalid Traffic (SIVT) o affidarsi a modelli di attribuzione obsoleti significa accettare una dispersione del budget che può arrivare al 30-40% del totale investito.

La transizione verso metriche basate sull’Attention, dove il valore di un’impression viene pesato non solo sulla sua visibilità tecnica, ma sulla reale capacità di generare engagement in un contesto editoriale pertinente e sicuro è un processo ormai consolidato. I brand che sapranno padroneggiare questa variabile, spostando il focus dal volume alla qualità certificata, non solo incrementeranno la propria awareness, ma costruiranno un vantaggio competitivo misurabile in termini di Customer Lifetime Value e sostenibilità economica.

Pubblicato da

Alfredo Iannone

Mi occupo appassionatamente di interazione digitale con particolare riferimento ai modelli di advertising, alla UX mobile e alle tecnologie pervasive. Sono direttore di Veesible, la concessionaria pubblicitaria del gruppo Tessellis. Sono stato Digital Media Director presso Tiscali spa e responsabile di Tiscali.it, uno dei maggiori siti web italiani. Ho collaborato con Yahoo!, MSN, RAI, CNR e ho coordinato il Master in New Media presso lo IED

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